01. La na nana
nana te canto
02. Cantavimo par tera
03. Bel moro
04. Dirindai
05. Amor mio
06. La bandiera
07. Yazmina
08. Bonsuà amadeu
09. Flores 1
10. Ba basime
11. Duerme estrella
12. Balon
13. Pachanga
14. Sento il fischio del vapore
15. Flores 2
16. Osain
17. Flores 3
18. Beo sol
Casa discografica:
Nota
Discografia: Raritalia
Vendita per corrispondenza: Materiali
Sonori
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Scheda
È davvero
una sorpresa emozionante incontrare di nuovo Alberto D'Amico dopo quindici anni
di silenzio.
Un silenzio solo discografico, perché Alberto non ha mai smesso di mettere
in musica i suoi sentimenti e le sue riflessioni su quanto accade intorno a
lui.
Un silenzio, causato dal rapporto che alla fine degli anni 80 si fa difficile
con la sua città, Venezia che cambia irreversibilmente.
Alberto si fa più riflessivo, osserva con i suoi occhi vivi e profondi
e registra le sensazioni che vengono mediate dalla raggiunta maturità.
Ma è sempre impellente il bisogno di rintracciare e recuperare il legame
più intimo con la vita, con l'essenzialità dei rapporti umani.
Allora, trova lontano, dall'altra parte del mondo, una nuova patria, dove la
musica, le difficoltà quotidiane e al tempo stesso la gioia di vivere
sono istintivamente saldate: Cuba.
Non è una fuga, ma un nuovo pezzo di strada da percorrere, guardando
avanti, senza cancellare il passato e la storia personale, anzi rivisitandoli
con serenità.
E, ancora una volta, sorge spontanea la necessità di sintetizzare e testimoniare
il proprio pensiero, il proprio sentire, attraverso le canzoni. Così
prende forma questo disco.
Così sbocciano questi Flores: un insieme di canzoni piene di un amore
nuovo che gli fa rivivere passioni lontane nel tempo; dove la lingua d'origine,
il suo veneziano morbido di natura e forte nell'uso, si fonde senza alcuna difficoltà
con lo spagnolo caraibico; dove le sue melodie ruvide si vestono di colori e
profumi diversi.
Tutti questi fiori, uno alla volta, Alberto li offre a Luisa Ronchini,
con una commozione che pervade tutto il disco, non per tentare di colmare un
vuoto assoluto, ma in un gesto d'amore sincero.
Anche così Alberto ritrova artisticamente nuova energia e ci fa credere,
prima ancora che sperare, che non dovremo aspettare di nuovo tanto, troppo tempo
per incontrare un'altra volta l'amico, per stare di nuovo insieme e ragionare
con il compagno, per imparare sempre qualcosa da un buon maestro.
Massimo Grandese
A Luisa Ronchini
A quel tempo, da
Venezia, per arrivare a Trapani ci volevano ventiquattro ore.
Adesso in dieci arrivo a Santiago de Cuba.
I viaggi della mia infanzia erano avventure senza fine; ora vado e torno e quasi
non me ne accorgo.
Il mondo mi si fa piccolo, mentre i ricordi crescono col tempo e la musica li
agita, come l'aria muove i fiori.
Flores
Tu, Luisa, eri l'acqua per non farli seccare, eri il sole quando gelavano, eri
custode del loro profumo e del polline. La tua voce era un seme e
quando
ti cantavi che bea che ti geri, da la boca te nasseva fiori.
Flores
per tornare a Venezia dove tu cantavi.
Flores
per tornare a Santiago de Cuba con le canzoni piantate nel
cuore come pali.
In questa estate, la luna ha i capelli più bianchi e i gabbiani dormono
aggrappati alle gru del Mose. Hanno scavato canali, rafforzato ponti, diserbato
i campi. La Casa del Boia è diventata un ufficio amministrativo e sulla
gondola sventola la bandiera americana.
L'altra sera dalle Zattere guardavo la Giudecca: mi sentivo strano e straniero,
rivendicavo le mie canzoni, ma sull'acqua rossa del Canale galleggiavo inutile
come un rifiuto di plastica.
Flores
per convincermi che questa riva è ancora mia, per
rivedere gli amici
pochi granchi ancora rimasti. Cerco abitanti senza
i quali non c'è posto dove stare, cerco la città-anima.
Venezia, facce volate via come schegge di una bomba, voragine incolmabile celata
dalle impalcature e dagli intonaci gialli.
Santiago de Cuba, facce di pelle dura africana, tuoni e tamburi: preciòn
arterial alta.
Luoghi diversi dell'anima, strofe della stessa canzone.
Solo cantando posso abitarle come se fossero una città sola.
Luisa, voglio affidarti Flores: tu che sai
non farli appassire.
Alberto (Venezia giugno 2005)
Alberto D'Amico - voce e chitarra
Gruppo folklorico
OBINÌ IRAWUO di Santiago de Cuba
Joaquin Solorzano Benitez - percussioni
Irca Feria Tassè - voce
Idania Barrientos Vizcay - voce
Mercedes Vila Martinez - voce
Gruppo LOS GUANCHES
di Santiago de Cuba
Armando Machado Casacot - chitarra
Marcos Figuredo - tres
Robin Matos - basso elettrico
El Flaco - percussioni
Alberto D'Amico
Alberto D'Amico, nel 1964, si trovò coinvolto in quella fondamentale esperienza musicale e sociale rappresentata dal movimento del Nuovo Canzoniere Italiano: ricerca di radici e di memoria, riproposta di canti popolari, coscienza sociale e politica e, non ultimo, nuove produzioni in un panorama musicale italiano che guardava da ben altra parte. L'incontro con il lavoro storico di Gianni Bosio, Nicola Badaloni, Giovanni Pirelli, con le ricerche di Roberto Leydi, Diego Carpitella e Michele L. Straniero e con il suo vicino di casa Luigi Nono segna e governa l'indole sanguigna, dovuta forse alle sue origini siciliane, e la vena polemica che, attraverso la naturale capacità poetica, giungono a sintesi nelle sue canzoni.
Il lavoro si valorizza attraverso l'incontro con Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli e con la nascita del Canzoniere Popolare Veneto, che fa conoscere a tutti il ricco patrimonio delle canzoni popolari e dei canti di lavoro di Venezia e della sua Laguna, che accompagna le lotte operaie dalla fine degli anni '60, che racconta le trasformazioni sociali dell'area veneziana, che crea e sviluppa coscienza rispetto ad un uso turistico e speculativo della città. Centinaia di concerti, nelle situazioni più diverse, presentano quel lavoro in costante evoluzione, che viene fissato nei prodotti discografici "Addio Venezia addio" (1967), "El miracolo roverso" (1975), "L'aria" (1977).
Inoltre, come i suoi due compagni di viaggio, D'Amico produce lavori personali: "Il mio partito saluta Mosca" (1968), "Ariva i barbari" (1973), "So' nato scorpion" (1979) e "Aneme" (1989).
E poi il silenzio di quindici anni, causato dal rapporto che si fa difficile con la sua città, Venezia che cambia irreversibilmente. Un silenzio solo discografico, perché Alberto non ha mai smesso di mettere in musica i suoi sentimenti e le sue riflessioni su quanto accade intorno a lui.
In questi anni,
Alberto trova lontano, dall'altra parte del mondo, una nuova patria, dove la
musica, le difficoltà quotidiane e al tempo stesso la gioia di vivere
sono istintivamente saldate: Cuba.
E' qui che nasce "Flores - un veneziano a Cuba" pubblicato
nel 2005 da Nota Music.