el codega - una luce per la canzone popolare e dialettale di Venezia e della Laguna - Attività - Alberto D'Amico Alberto D'Amico "Flores" compact disc
Nota CD 533
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01. La na nana nana te canto
02. Cantavimo par tera
03. Bel moro
04. Dirindai
05. Amor mio
06. La bandiera
07. Yazmina
08. Bonsuà amadeu
09. Flores 1
10. Ba basime
11. Duerme estrella
12. Balon
13. Pachanga
14. Sento il fischio del vapore
15. Flores 2
16. Osain
17. Flores 3
18. Beo sol

Casa discografica: Nota
Discografia: Raritalia
Vendita per corrispondenza: Materiali Sonori
Vendita digitale: Compra su iTunes: Compra su iTunes

Scheda

È davvero una sorpresa emozionante incontrare di nuovo Alberto D'Amico dopo quindici anni di silenzio.
Un silenzio solo discografico, perché Alberto non ha mai smesso di mettere in musica i suoi sentimenti e le sue riflessioni su quanto accade intorno a lui.
Un silenzio, causato dal rapporto che alla fine degli anni 80 si fa difficile con la sua città, Venezia che cambia irreversibilmente.
Alberto si fa più riflessivo, osserva con i suoi occhi vivi e profondi e registra le sensazioni che vengono mediate dalla raggiunta maturità. Ma è sempre impellente il bisogno di rintracciare e recuperare il legame più intimo con la vita, con l'essenzialità dei rapporti umani. Allora, trova lontano, dall'altra parte del mondo, una nuova patria, dove la musica, le difficoltà quotidiane e al tempo stesso la gioia di vivere sono istintivamente saldate: Cuba.
Non è una fuga, ma un nuovo pezzo di strada da percorrere, guardando avanti, senza cancellare il passato e la storia personale, anzi rivisitandoli con serenità.
E, ancora una volta, sorge spontanea la necessità di sintetizzare e testimoniare il proprio pensiero, il proprio sentire, attraverso le canzoni. Così prende forma questo disco.
Così sbocciano questi Flores: un insieme di canzoni piene di un amore nuovo che gli fa rivivere passioni lontane nel tempo; dove la lingua d'origine, il suo veneziano morbido di natura e forte nell'uso, si fonde senza alcuna difficoltà con lo spagnolo caraibico; dove le sue melodie ruvide si vestono di colori e profumi diversi.
Tutti questi fiori, uno alla volta, Alberto li offre a Luisa Ronchini, con una commozione che pervade tutto il disco, non per tentare di colmare un vuoto assoluto, ma in un gesto d'amore sincero.
Anche così Alberto ritrova artisticamente nuova energia e ci fa credere, prima ancora che sperare, che non dovremo aspettare di nuovo tanto, troppo tempo per incontrare un'altra volta l'amico, per stare di nuovo insieme e ragionare con il compagno, per imparare sempre qualcosa da un buon maestro.

Massimo Grandese


A Luisa Ronchini

A quel tempo, da Venezia, per arrivare a Trapani ci volevano ventiquattro ore.
Adesso in dieci arrivo a Santiago de Cuba.
I viaggi della mia infanzia erano avventure senza fine; ora vado e torno e quasi non me ne accorgo.
Il mondo mi si fa piccolo, mentre i ricordi crescono col tempo e la musica li agita, come l'aria muove i fiori.
Flores…
Tu, Luisa, eri l'acqua per non farli seccare, eri il sole quando gelavano, eri custode del loro profumo e del polline. La tua voce era un seme e… quando ti cantavi che bea che ti geri, da la boca te nasseva fiori.
Flores… per tornare a Venezia dove tu cantavi.
Flores… per tornare a Santiago de Cuba con le canzoni piantate nel cuore come pali.
In questa estate, la luna ha i capelli più bianchi e i gabbiani dormono aggrappati alle gru del Mose. Hanno scavato canali, rafforzato ponti, diserbato i campi. La Casa del Boia è diventata un ufficio amministrativo e sulla gondola sventola la bandiera americana.
L'altra sera dalle Zattere guardavo la Giudecca: mi sentivo strano e straniero, rivendicavo le mie canzoni, ma sull'acqua rossa del Canale galleggiavo inutile come un rifiuto di plastica.
Flores… per convincermi che questa riva è ancora mia, per rivedere gli amici… pochi granchi ancora rimasti. Cerco abitanti senza i quali non c'è posto dove stare, cerco la città-anima.
Venezia, facce volate via come schegge di una bomba, voragine incolmabile celata dalle impalcature e dagli intonaci gialli.
Santiago de Cuba, facce di pelle dura africana, tuoni e tamburi: preciòn arterial alta.
Luoghi diversi dell'anima, strofe della stessa canzone.
Solo cantando posso abitarle come se fossero una città sola.
Luisa, voglio affidarti Flores: tu che sai… non farli appassire.
Alberto (Venezia giugno 2005)

Alberto D'Amico - voce e chitarra

Gruppo folklorico OBINÌ IRAWUO di Santiago de Cuba
Joaquin Solorzano Benitez - percussioni
Irca Feria Tassè - voce
Idania Barrientos Vizcay - voce
Mercedes Vila Martinez - voce

Gruppo LOS GUANCHES di Santiago de Cuba
Armando Machado Casacot - chitarra
Marcos Figuredo - tres
Robin Matos - basso elettrico
El Flaco - percussioni


Alberto D'Amico

Alberto D'Amico, nel 1964, si trovò coinvolto in quella fondamentale esperienza musicale e sociale rappresentata dal movimento del Nuovo Canzoniere Italiano: ricerca di radici e di memoria, riproposta di canti popolari, coscienza sociale e politica e, non ultimo, nuove produzioni in un panorama musicale italiano che guardava da ben altra parte. L'incontro con il lavoro storico di Gianni Bosio, Nicola Badaloni, Giovanni Pirelli, con le ricerche di Roberto Leydi, Diego Carpitella e Michele L. Straniero e con il suo vicino di casa Luigi Nono segna e governa l'indole sanguigna, dovuta forse alle sue origini siciliane, e la vena polemica che, attraverso la naturale capacità poetica, giungono a sintesi nelle sue canzoni.

Il lavoro si valorizza attraverso l'incontro con Luisa Ronchini e Gualtiero Bertelli e con la nascita del Canzoniere Popolare Veneto, che fa conoscere a tutti il ricco patrimonio delle canzoni popolari e dei canti di lavoro di Venezia e della sua Laguna, che accompagna le lotte operaie dalla fine degli anni '60, che racconta le trasformazioni sociali dell'area veneziana, che crea e sviluppa coscienza rispetto ad un uso turistico e speculativo della città. Centinaia di concerti, nelle situazioni più diverse, presentano quel lavoro in costante evoluzione, che viene fissato nei prodotti discografici "Addio Venezia addio" (1967), "El miracolo roverso" (1975), "L'aria" (1977).

Inoltre, come i suoi due compagni di viaggio, D'Amico produce lavori personali: "Il mio partito saluta Mosca" (1968), "Ariva i barbari" (1973), "So' nato scorpion" (1979) e "Aneme" (1989).

E poi il silenzio di quindici anni, causato dal rapporto che si fa difficile con la sua città, Venezia che cambia irreversibilmente. Un silenzio solo discografico, perché Alberto non ha mai smesso di mettere in musica i suoi sentimenti e le sue riflessioni su quanto accade intorno a lui.

In questi anni, Alberto trova lontano, dall'altra parte del mondo, una nuova patria, dove la musica, le difficoltà quotidiane e al tempo stesso la gioia di vivere sono istintivamente saldate: Cuba.
E' qui che nasce "Flores - un veneziano a Cuba" pubblicato nel 2005 da Nota Music.

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